Spesso si sente parlare di “riconnettersi al bambino interiore”, di ritrovarlo e di sviluppare un percorso di crescita personale attorno a questo tema.
Ma in cosa consisterebbe? Tornare ad essere bambini che giocano, che si divertono, che fanno qualcosa da bambini?
 
Dai trenta ai cinquant’anni diverse persone si ritrovano a vivere una crisi d’identità, sono piene di dubbi, incerte sulla vita che stanno conducendo. Iniziano a porsi domande, a chiedersi chi sono realmente, come stanno vivendo e se è davvero ciò che vogliono. Ecco che arrivano i percorsi di crescita personale, psicologica, spirituale, in cui si scopre che all’interno di ognuno di noi ci sono ancora le tracce di un passato che ci ha forgiato da piccoli ed è ancora attivo silenziosamente. Inconsciamente siamo condotti dai traumi del passato.
Ecco che allora spuntano fuori percorsi da seguire che propongo di ritornare al bambino interiore, dove viene proposto di riflettere su cosa si faceva da bambini, su cosa si voleva fare a quel tempo e di ritornare a farlo.Di sicuro un bambino ci deve ricordare la spensieratezza ma questo non vuol dire perdere il lume della ragione e scollegarsi dalla vita presente.
Che cos’è il lume della ragione?
Il lume è quella scintilla che ormai oggi è davvero difficile ritrovare in noi stessi.
 
Lo Yoga, scienza di vita, e non attività o disciplina da palestra o centro culturale, ci insegna una cosa molto semplice, il più delle volte difficile da vivere a pieno: porsi in ascolto del respiro!
Quindi andiamo indietro con la mente al bambino, al neonato che viene al mondo e che per i primi tempi non interagisce con l’esterno. È venuto al mondo col suo pancino ben visibile che si riempie e si svuota come una bollicina, grazie al suo respiro naturale.
Non conosce l’esterno, non sa, non vede, non pensa, non riconosce ancora gli stimoli esterni finché non gli vengono impartiti per educarlo alla realtà esterna, per farlo crescere e diventare un individuo nel mondo. Lo studio, lo sport, le volontà del genitore ecc.
È allora che avviene l’allontanamento dal suo mondo interiore, dove non c’è nulla di conosciuto, logico, razionale, ma la sola semplice vita pura, incondizionata, il semplice “essere”.
 
È nell’età adulta che iniziamo a percepire di aver smarrito questa parte di noi e che ci sentiamo come se mancasse qualcosa.
Non sappiamo come ritrovare quell’armonia, non ce la ricordiamo nemmeno, eppure la cerchiamo.
Cosa fare per lavorare con il bambino interiore?
Per prima cosa non dobbiamo “lavorare”, dato che siamo sempre in affanno per il lavoro, seconda cosa, non dobbiamo “fare”, perché il “fare” è un mezzo per collegarci alla realtà esterna.
Occorre solo restare dentro, nell’ascolto di quello spazio che la mente non può vedere, che è lì che ci accoglie, ci culla e che è fondamentale.
La chiave dell’esistenza è dentro, come anche le emozioni e i turbamenti psichici che si sono immagazzinati nel tempo.
È portando l’attenzione allo spazio interno che riscopriamo il respiro del neonato, che gli ridiamo ascolto e gli permettiamo di essere energia trasformativa e di depurare.
 
Possiamo accogliere ogni tensione, comprenderla, accettarla e trasformarla, per entrare nella consapevolezza della nostra fonte originaria, nel chi siamo come anima e spirito, per realizzare il “Vivo perché esisto”.
Da qui tutto il nostro stato d’essere si trasforma, migliora la qualità della vita e tutto ciò si espanderà da noi verso l’esterno, verso ogni situazione e persona che ci sta accanto.
Ascoltando, accogliendo, accettando, trasformando ed evolvendo.