Nello Yoga il respiro è tutto e proprio attraverso questo possiamo intraprendere un percorso di purificazione del nostro organismo.

Parlando quindi di purificazione citiamo Kapalabhati che in termini yogici definiamo uno Shuddi Kriya – Azione di Purificazione.

Ci sediamo comodi, non necessariamente a gambe incrociate, anche su una sedia va bene, rilassati e diritti con la schiena senza impedimenti, il mento leggero verso la gola e la testa che punta in alto.

Attraverso un atto respiratorio si va ad espirare volontariamente in maniera energica contraendo l’addome nell’area del basso ventre, spingendo l’ombelico verso l’interno in direzione del tratto lombare, da lì una botta di anidride carbonica andrà in uscita verso le narici per essere eliminata, ma la spinta attraverso il suo impatto vibrerà più su verso il cranio.

L’inspiro lo lasciamo arrivare involontario lasciando espandere l’addome in modo naturale e rilassato (fondamentale), si consigliano una trentina di respiri.

Attraverso questo ciclo depuriamo i polmoni, massaggiamo gli organi digestivi, stimoliamo il diaframma già in salita verso i polmoni, rinforziamo il sistema nervoso, doniamo energia alla mente e la liberiamo dai pensieri. Vogliamo ottenere l’accensione di una luce che si manifesta dall’area della fronte e così ottenere un “Cranio Lucente”.

Accertiamoci che l’espirazione sia attiva e l’inspirazione sia passiva!

Quando produciamo il soffio durante l’espiro è come se volessimo soffiare come per spegnere una piccola fiamma. Se ci sono difficoltà possiamo sperimentare l’espiro prima dalla bocca, ponendo un dito davanti ad essa, dare una decina di colpi immaginando di spegnere proprio la fiamma di una candela.

Quando avremo capito il meccanismo procediamo con il naso, sia all’inspiro (morbido) che all’espiro (energico). All’inizio si sentirà il suono verso le narici e la glottide ma ciò che è necessario è far sì che queste due parti siano rilassate e che il suono vada alla fronte e oltre.

L’ideale sarebbero 30 colpi ritmati senza interruzioni, all’inizio risulta difficile e proprio per questo si procede lentamente poi via a via col tempo si aumenta di velocità, l’importante è avere consapevolezza di quello che avviene dal basso ventre, dove nasce la spinta, la salita del flusso che vogliamo creare e l’arrivo dell’espansione nel cranio.

Con una pratica quotidiana e costante Kapalabhati ci porterà a raccogliere un’esperienza sempre più ricca di sensazioni che non finisce all’atto di svuotamento e riempimento che si ottengono con l’espiro, ma un’insieme di sensazioni psicofisiche che determineranno un nuovo stato di benessere legato al sistema respiratorio e i disturbi legati ad esso con l’espulsione dell’umidità nel corpo.

Questo processo è ancor più articolato e profondo ed è il passo preparatorio al percorso del “Pranayama”.

Un passo alla volta! Questo ci insegna lo Yoga.

Si consiglia sempre di chiedere a chi può condurvi e aiutarvi, quando si tratta di respiro ed “esercizi” legati ad esso non improvvisate soprattutto se sono presenti situazioni particolari nel proprio stato di salute.