La Sequenza Yoga: un Viaggio di Trasformazione

E’ impossibile riuscire a parlare e spiegare tutto riguardo di cos’è Yoga. Si legge, si fanno esperienze, si pratica e si estrapola un risultato. Qualcosa risuona in noi toccando le le nostre corde personali che risvegliano in noi quella scintilla, una luce nel buio della notte. La coscienza primordiale bussa.

Brahmachakra, il ciclo della creazione o Cerchio di Brahma, una visione che riguarda l’universo, la sua formazione e sviluppo, e prova a rispondere alla domanda: “da dove veniamo?”.
Tutto è Brahma, ogni cosa è una manifestazione di questa entità, grande, incommensurabile, così vasto a tal punto che non può essere definito. La sua immensità è così “grande” che risiede in ogni cosa, difatti si parla di macro e micro cosmo, ciò che risiede nel “giga” universo risiede nel piccolo cosmo individuale di ognuno di noi.
Brahma è composto da due aspetti:
Shiva la coscienza, Shakti l’energia, ovvero Purusha e Pakriti, o Principio Cognitivo e Principio Operativo. Dunque tutto è composto da Brahma, quindi un composto di coscienza e di energia.
L’energia è un insieme di tre guna, forze:
-Satva, energia sanziente;
-Rajas, energia mutativa;
-Tamas, energia statica.
E in base a queste tre forze, secondo il loro compensarsi, Brahma può trovarsi in due condizioni: Nirguna o Saguna.

In Nirguna Brahma si ha una condizione di immutabilità e purezza, non ci sono guna, ovvero l’energia non ha nessuna influenza sulla coscienza, vi è uno stato di pace assoluta, al di là di ogni manifestazione.
Secondo quest’ottica possiamo provare a comprendere un po’ l’evoluzione dell’universo. Guardandola in termini, se vogliamo, di fisica quantistica è lo stato di vuoto precedente al Big Bang e in successione a questo la generazione della materia.

Nel momento in cui una delle forze domina sulle altre due non si ha un perfetto equilibro, l’energia dunque domina sulla coscienza. Lo stato in cui la coscienza è dominata dalla materia si chiama Saguna Brahma.

Con il predominare di Tamaguna, la forza statica, prendono forma i Panchabhuta, i cinque fattori elementali: etere (etreo), aria (aereo), fuoco (luminoso), acqua (liquido) e terra (solido), prende forma ogni tipo di materia, dall’ectoplasma a seguire organismi uni e pluri-cellulari, piante, animali, esseri umani. In ogni cellula una mente, un nucleo psichico, ciascuno che si organizza per l’evoluzione successiva di ritorno all’origine, al Saguna Brahma, che non cessa mai comunque di esistere, ci attende l’unirsi di nuovo a lui. Ciascuna mente realizza la forza trasformatrice… e difatti in una pratica Yoga la mente ha un ruolo importante, o meglio il praticante deve assumere un ruolo importante in correlazione alla mente. La mente crea ed è fondamentale che l’individuo capisca che lui stesso è il creatore della propria realtà.

Questo un po’ il succo, probabilmente è una descrizione povera accademicamente non rispecchia i manuali al cento per cento, ma come ho già detto -mio punto di vista- quando si tratta di Yoga le parole e i discorsi sono relativamente di primaria importanza. (Per di più non ho un amore sfrenato per i manuali e credo servano fino ad un certo punto, Yoga è esperienza sul campo).

Accennare al Brahma Chakra è per me trasportare il suo concetto, cioè quello di un ciclo evolutivo, un viaggio trasformatore ed è proprio quello che vedo e sento nella sequenza della pratica Yoga. Si fa esperienza delle tre energie, da uno stato di Tamas di inerzia e buio, si va a fare esperienza di movimento con Rajas, la forza dinamica che ci porta ad essere attivi e iniziamo a scoprire il cambiamento, l’evoluzione lo stato della trasformazione che avanza. Infine Satva Guna è l’arrivo, dove si rivela e si manifesta il risultato dell’esperienza. Alla fine del viaggio facciamo il resoconto di quello che abbiamo incontrato, conosciuto e di quello che ci ha arricchito e migliorato.

Si, la sequenza Yoga è un viaggio evolutivo, un cerchio di trasformazione, una ruota che ci trasporta attivamente sempre più verso il risveglio delle superfici del corpo e di tutta la sua fattezza fisica, ne arriviamo a conoscere ogni sua parte e funzione.

Esploriamo i sensi scoprendo le loro modalità di funzione che ci mettono a contatto e in percezione con il mondo esteriore e via via osservando sempre più a fondo, ci accorgiamo che i sensi ci portano ad una comprensione verso il mondo interiore, oltre i confini del corpo, verso l’interno. E proprio lì entriamo in un’intima osservazione, cogliamo la vita e ne esploriamo la sua essenza semplice.
La pratica vissuta attraverso il percorso di Yoga del Respiro è un mezzo di ascolto, o meglio ci fornisce le modalità adeguata per diventare osservatori ed esploratori.

Estratto dalla Tesi: “Yoga, in Viaggio verso la Coscienza” di Angela Bonalumi Insegnante Yoga.

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