Benessere Bionaturale

La Mente Scimmia

Articolo sul Qi Qong a cura del M° Michele Rubino
“I passatempi hanno un effetto nefasto sulla mente” (Confucio)
Nella pratica del Qigong, l’attenzione e la sensibilità sono presupposti essenziali. Più ancora che la corretta esecuzione degli esercizi, conta la capacità di percepire le condizioni dell’organismo prima, durante e dopo aver sollecitato le sue funzioni. Naturalmente, ciò risulta impossibile quando la mente vaga altrove. Questo errore, nel Qigong, si definisce “la mente scimmia”. I pensieri, cioè, si concentrano lontano da se’ stessi, su impegni, aspettative, progetti o ricordi. Balzano dall’individuo all’ambito in cui vive od ha vissuto, dal futuro al passato, come una scimmia agitata che salta da un ramo all’altro d’un albero. Nonostante la sua eccitazione, gli strilli, le smorfie ed i notevoli sforzi per compiere pericolosi balzi, la scimmia rimane confinata sullo stesso albero. Ha agito molto senza cambiare niente. E, magari, in cuor suo è anche convinta di aver fatto grandi progressi. La “mente scimmia” è una propensione che, nel Qigong, bisogna evitare. Per esempio, è impossibile mantenersi concentrati sulle sensazioni prodotte dagli esercizi se, mentre si pratica, ci s’interrompe continuamente per bere, osservare gli eventuali compagni, fare commenti, sistemarsi i vestiti o prendere appunti. Le persone che si comportano così non vogliono dedicarsi davvero al Qigong. Si avvicinano alla disciplina non per viverla, ma per carpire le informazioni necessarie a qualche secondo fine. Ecco perché, spesso, non trovano sufficienti gl’insegnamenti d’un maestro. A loro servono libri di cui saccheggiare i contenuti (non importa se veritieri o meno) per trovare scorciatoie alla semplice, ma impegnativa strada che stanno percorrendo, oppure per scovare segreti da citare, ma dei quali ignorano tutto. Non di rado, queste persone finiscono per ripudiare i loro insegnanti, criticando ferocemente dei sistemi di Qigong che si sono guardati bene dallo studiare e praticare seriamente. Qualcuno va in cerca di altri docenti, che promettono la maestria, la salute e l’immortalità in seminari d’un singolo fine settimana. Altri creano dei loro sistemi personali mescolando il Qigong con elementi di yoga malgascio, sciamanesimo rumeno e meditazione peruviana, discipline che non hanno mai studiato, ma di cui sono stati insigniti depositari da un uomo-medicina Sioux apparso loro in sogno. Altri ancora, forti della loro laurea in Medicina od in Psicologia, reinterpretano il Qigong – quella roba lì da musi gialli trogloditi – fornendolo di basi scientifiche serie (le loro personali deduzioni), e proponendo esercizi semplici e divertenti, magari con simpatici nomignoli inglesi che tanto piacciono ai nerds.
Laozi affermava che le sue parole erano semplici, e, proprio per questo, pochi lo capivano. Confucio diceva che, quando il saggio indica la luna, lo stupido guarda il dito.
Qual’è la conclusione? Per conoscere il Qigong bisogna dedicarvisi con sincerità, senza secondi fini, vivendolo, esercizio dopo esercizio, sulla propria pelle. Il proprio manuale lo scrive ciascun praticante col suo respiro, con le sue sensazioni, coi suoi progressi. Questo libro rimarrà custodito nel suo cuore per tutta la vita, e potrà essere aperto ogni volta che sarà necessario. Sarà un’esperienza autentica e preziosa, ben diversa dai rami sui quali strilla forsennata una scimmia prigioniera del suo stesso albero!

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