I desideri come via di realizzazione

seguire la voce interiore con i Fiori di Bach

di Daniela Migliorati, naturopata

C’è una bella frase di Edward Bach che dice: “desideri, gusti e istinti ci sono donati affinché possiamo individuare gli ordini spirituali della nostra anima.”
E altrove afferma che il divino ci parla tramite i nostri desideri “che sono gli istinti dell’anima”, e solo seguendo questa voce “saremo sempre ben diretti, sempre ben guidati, non solo lungo il sentiero che ci conduce verso il nostro progresso e perfezionamento ma anche per rendere la nostra vita estremamente utile e d’aiuto agli altri”.
La parola desiderio significa “mancanza di stelle” (dal latino: de è privativo e indica mancanza, sidus è ‘stella’) e desiderare è quindi da intendere come l’anelito a colmare quella distanza dalle stelle. E le stelle sono luce, purezza, destino e destinazione.
Desideri…. quanta importanza diamo ai nostri desideri? Quanto siamo in contatto con la luce delle nostre stelle?
Tra i fiori che possono ricondurci all’ascolto della nostra voce interiore, amo tanto Cerato e Heather.
Cerato è l’unico del sistema a non trovarsi spontaneo in natura, almeno in Europa. Fu ‘importato’ agli inizi del ‘900, poco prima che Bach lo “scoprisse” in un giardino privato. E’ l’unico del sistema che non cresce spontaneo in natura, ma Bach non lo sostituì mai…
E’ originario dell’Asia, diffuso soprattutto in Cina e… sull’altopiano tibetano! ossia un luogo così vicino al cielo e alle stelle che le puoi toccare con un dito. Uno dei ‘luoghi alti’ della nostra terra, non solo fisicamente ma energeticamente.
Il blu intenso dei suoi fiori ci fa pensare alle profondità del cielo e del mare, trasmette calma e quel silenzio nel quale è possibile ascoltare la nostra voce interiore. Insieme al viola, è il colore dello spirito.
Preso prima di dormire potrà aiutarci a ricordare i sogni; prima della pratica di meditazione potrà invece far vibrare la parte intuitiva e incorrotta che ci abita. Heather è l’erica, o brugo. Abita su scoscesi dirupi montani e soprattutto su lande sconfinate, sferzate dal vento e dagli elementi tutti (le meravigliose brughiere inglesi!). L’erica insegna che la solitudine è una qualità, non una situazione da rifuggire. E poi, a ben vedere, quanti sono quei piccoli fiori in un unico stelo, e quanti in una landa? un’infinità… e allora, dov’è la solitudine quando la mia individualità è parte di qualcosa di più grande?
L’erica ci richiama al silenzio, ci distoglie dalle futilità e dal chiacchiericcio del nostro ego e, come scrisse Bach, ci dà la capacità di “sopportare da soli gli spazi aperti e sconfinati dell’anima”.
Ed è così legata ai mesi di settembre e ottobre che prenderne alcune gocce in questo periodo ci tiene connessi anche alle energie dell’ingresso alla stagione autunnale.Lascio ancora parlare Bach per descriverci la dimensione olistica dei rimedi che ci ha consegnato: “queste erbe sono aiuti per guarire le nostre infermità, fino a quando il tempo o le circostanze ripristineranno ciò che è genuino e diretto. Questi sostituti sono però meravigliosi nel loro aiuto: basti vedere la gioia, la felicità, la sensibilità che entrano in innumerevoli vite quando le erbe guariscono, dimostrazione al di là di ogni dubbio che ad aver ricevuto beneficio non è stato solo il corpo.”
Dite che c’è altro da aggiungere? Facciamone uso, quotidianamente: e che la gioia riempa la nostra vita sempre.

tutte le citazioni di Bach dalle Opere Complete di Edward Bach, Macro Edizioni

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