Yoga, in viaggio verso la coscienza – Parte I

 

“Gesù disse: – Colui che conosce tutto,
ma non (conosce) se stesso, ignora tutto.”
(Vangelo apocrifo di Tommaso, 67)

Il nostro punto di Vista

“Da dove veniamo, dov’è l’origine del tutto, dove stiamo andando, perché siamo infelici, perché ci si ammala …”domande esistenziali che tutti ci poniamo alle quali molte filosofie, religioni, movimenti propongono una risposta.

L’origine dello Yoga, la sua nascita è parecchio distante dai giorni nostri, per questioni di tempo o anche spazio tempo.

Molti i testi, sacri, filosofici e pratici che sono giunti a noi. Molte le notizie trascritte dalle versioni orali con l’arrivo del metodo della scrittura.

Se osserviamo attentamente in maniera oggettiva, ogni fonte segue un certo tipo di credenza, e ha una propria visione, per poi giungere alla stessa conclusione.

Per fare un esempio, ogni religione ha un suo credo, l’entità divina assume nomi e sembianze diverse, ma alla fine è sempre il Divino.

Potremmo quindi dire che Yoga è un’esperienza di vita, un percorso di ricerca della conoscenza e praticantato della stessa.

Non è semplice da esplicare e da far capire a parole umane, la verità arriva e si manifesta nel profondo del sé di ognuno di noi, una scintilla che si accende come il classico fulmine a ciel sereno.

La verità risiede proprio in quell’ esplosione che dilaga.

Yoga è un percorso che deve essere vissuto per essere definito, un’esperienza soggettiva, è una manifestazione che si mostra dentro di noi. Credo che sia un punto molto fondamentale da tener presente. Oggettivamente osserviamo, raccogliamo informazioni, le elaboriamo, poi provando a farle nostre, assaporandole con i giusti tempi dovremmo lasciar andare la valutazione razionale e ascoltare in maniera più sottile, scoprendo chi siamo veramente collegandoci alla coscienza pura, un naturale stato di esistenza ed energia incontaminata ed armonica, il vero dio – d’io.

Il divino vive in ognuno di noi quindi la ricerca vera è trovare se stessi, concepire il micro-cosmo, chiave per accedere al salto quantico verso il macro.

 

Yoga è un cammino, un viaggio.

Ogni volta che ci sentiamo fuori luogo, stanchi della routine, quando qualcosa non va secondo le aspettative prefissate, quando vogliamo scappare e esigiamo che come per magia tutto cambi, il primo pensiero è quello di fare la valigia e comprare un biglietto aereo verso qualche destinazione lontana. A volte la valigia magari pensiamo anche di non prepararla, – atto di rifiuto verso il portarsi dietro la situazione presente e un po’ cede il senso dell’aspettativa.

Questo è quello che accade un po’ in generale quando le persone si iscrivono a un corso di yoga.

Come un pellegrinaggio solitario, non è un’attività o una ricerca di gruppo o di un team scientifico. Certo, ci si affida sempre a qualcuno che ci indichi la via e che ci dia un mezzo, ma è solo l’esperienza diretta che ci mostrerà la via e nel coinvolgimento della stessa sarà un susseguirsi di trasformazioni verso il risveglio della coscienza.

Luce che potremo trovare solo entrando nel buio, e cosa vi è di più buio e invisibile ai sensi, se non tutto quello che accade dentro di noi?

Yoga, dalla radice “Yug”: Unire.

Questo concetto è quello che accomuna ogni visione, descrizione, filosofia, esperienza, scuola che ci introduce allo Yoga.

Yoga vuol dire unione, vogliamo ottenere un’unità globale, un tutt’uno.

Per avere un’unione occorre che vi siano più elementi per ottenerla. Ogni cosa è composta da elementi e ciascuno collabora secondo le sue funzionalità verso una compattezza finale, un insieme unitario.

L’essere umano per rendersi conto di chi è o cosa è veramente deve auto osservarsi. L’osservazione è alla base.

Osservarsi vuol dire rendersi conto di come si è fatti sul piano fisico materiale, avere concezione delle proprie fattezze, quindi conoscere il corpo. Se vogliamo parlare in termini di Samkhya, occorre scoprire Pakriti, la natura tangibile di cui siamo composti tramite la quale ci manifestiamo in questa vita incarnata, quindi corpo, organi, funzioni fisiologiche, sensi e la mente.

Rendersi conto del corpo, delle sue forme, di come si pone sulla terra, come funziona, come reagisce, come si muove è il primo passo. Poi percepiamo i sensi che lo collegano alla realtà esterna e successivamente arriviamo a renderci conto della mente, della sua esistenza e della sua opera.

Giunti di fronte alla mente, il più grande sforzo è osservarla e rendersi conto di come sia incessante la sua attività di coordinamento del nostro intero sistema, come analizzi e conservi ogni tipo di informazione, esperienze, emozioni, tutto il nostro vissuto; ed ancora come immagini e soprattutto come crei ciò che ancora non esiste.

Il compito più arduo sarà osservare la mente, osservarsi nei gesti, nei comportamenti, nelle reazioni che si manifestano quando un evento ci colpisce; capire il perché di emozioni negative che non ci permettono di essere lucidi e in stato di salute.

Si salute. Perché?

Molto è generato dalla mente: azioni meccaniche, riflessioni e decisioni razionali, fantasie, desideri, emozioni.

I sensi percepiscono la realtà esterna e vanno ad immagazzinare tutto nell’ufficio direttivo del corpo umano, la mente, che a sua volta trasmette informazioni a ciascuna delle menti di ogni cellula esistente nel corpo. Infinite autostrade trafficate da informazioni.

Se prendiamo in questione eventi negativi, che creano stati d’animo quindi negativi, arriveranno informazioni negative nel corpo, come rumori fastidiosi che portano solo al mal di testa. Se le cellule del corpo, appartenente a organi, apparati e funzioni fisiologiche entrano in disarmonia, questi non saranno operativi al 100% e così sarà l’origine della malattia.

Ma non dimentichiamoci che anche alimentazione, attività fisica, cura dell’ambiente in cui viviamo favorisco fortemente al mantenimento della buona salute e all’insorgere della malattia; e a ciò aggiungiamo pensiero positivo, vivere nella gioia, vivere l’attimo presente.

Una vera e propria Unione, Yoga.

Parole da manuale, che tutti conoscono. Tutti che leggono tutto, che si informano su ogni cosa, ma alla fine non trovano la soluzione ai propri turbamenti, disagi e patologie, vivendo in uno stato continuo di bilico e paure. Uno stato di coscienza seppellita.

La cosa più difficile è mettere in pratica e mantenere la pratica costante, attiva e parte di sé.

Finché la conoscenza rimarrà allo stato superficiale accademico servirà a ben poco e lo stato di coscienza attiva difficilmente raggiunto.

 

“Se ti ricordi del tuo Sé immortale , Ti liberi immediatamente dal dolore,

da ogni male e da ogni malattia. ”

 -Charaka Samhita-

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